Ha inventato l'RLHF, adesso dice che è il problema
Diogo Almeida, quarto autore del paper che ha portato l'RLHF in ChatGPT, esce dallo stealth con 40 milioni e un modello che non genera testo: decisioni tipizzate in 70 millisecondi. Il grafico con lo 0% di allucinazioni però non è una misura, e lo scrivono loro.
Alessandro Saiani
Human in the Loop

Nel marzo del 2022 esce un paper intitolato Training language models to follow instructions with human feedback. È il lavoro che rende i modelli capaci di seguire istruzioni invece di continuare il testo, e che otto mesi dopo diventerà ChatGPT. Il quarto nome nella lista degli autori è Diogo Almeida.
Il 15 settembre 2026 Almeida è uscito da due anni di silenzio con un'azienda, TypeSafe AI, 40 milioni di dollari di finanziamento guidati da DCVC, e una tesi scomoda: la tecnica che ha contribuito a inventare ha un difetto nell'obiettivo, e quel difetto rende i modelli inadatti proprio al lavoro che oggi gli stiamo chiedendo di fare.
Il difetto sta nell'obiettivo, non nel modello
L'argomento è semplice, e per questo fastidioso. L'apprendimento per rinforzo da feedback umano addestra il modello a produrre risposte che le persone preferiscono. Non risposte giuste: risposte preferite. Fra una risposta esitante e corretta e una sicura e sbagliata, chi valuta tende a premiare la seconda, e il modello impara la lezione.
Se il bersaglio è la preferenza, allora promettere troppo è un comportamento premiato, e l'allucinazione non è un bug che si toglierà con più addestramento: è una conseguenza di quello che si è chiesto al modello di ottimizzare. È la stessa conclusione a cui arriva, da un'altra strada, la ricerca sulle allucinazioni: il modello non è addestrato a dire "non lo so".
La domanda che Almeida dice di essersi fatto dopo ChatGPT, e che ha scritto sul suo profilo, è questa: "why have superhuman chat models not led to AGI?" La sua risposta è che una chat superumana resta una chat, e che l'automazione vera, quella senza una persona che controlla ogni passaggio, chiede un'altra cosa.
Un modello che non scrive
Il prodotto si chiama Jev ed è dichiaratamente un animale diverso. TypeSafe lo descrive come "a new class of frontier models built to make fast, structured decisions that software can use directly": stato non strutturato in ingresso, decisioni tipizzate con le loro probabilità in uscita.
Tre differenze rispetto a un modello linguistico, prese dalla tabella del loro annuncio:
| LLM | Jev | |
|---|---|---|
| Obiettivo dell'addestramento | preferenza umana | decisioni calibrate |
| Generazione | "one token at a time, each conditioned on the last" | "all outputs in a single query" |
| Uscita | testo | valori tipizzati, elenco delle risposte possibili definito prima |
Il metodo di addestramento si chiama Reinforcement Learning for Calibrated Decisions. Di come funzioni davvero non si sa nulla: non c'è un paper, e architettura, dati e dimensione del modello non sono pubblicati. Quello che si sa è il prezzo di listino, e quello racconta da solo il posizionamento: 0,042 dollari per milione di token in input, contro i 0,20-10 dollari dei modelli di frontiera, con l'output gratuito perché "too cheap to meter". La latenza dichiarata va dai 70 ai 500 millisecondi.
La rinuncia è netta, e nel post è scritta senza giri di parole: Jev "gives up string generation". Non scrive codice, non scrive testo, non tiene una conversazione. Fa una cosa sola: sceglie fra opzioni che gli hai dato tu, e ti dice quanto è sicuro.
Lo 0% che non è una misura
Il grafico che sta circolando di più è quello dove Jev segna 0% di allucinazioni e 0% di errori di tipo contro barre alte degli altri modelli. Vale la pena leggere la riga che sta sotto, nella sezione che loro stessi chiamano "Nuance":
"Our number is not empirical. Schema matching is guaranteed, thus we can confidently add 0% into the plots."
Lo zero non dice che Jev non sbaglia. Dice che l'output rispetterà sempre lo schema, perché le risposte ammesse sono definite in anticipo. È la garanzia dei tipi, quella che un compilatore dà da cinquant'anni: che il valore esista e sia della forma giusta. Non che sia quello corretto. Un modello che deve scegliere fra A, B e C non potrà inventarsi D, e potrà benissimo rispondere B quando la risposta era A.
Nella stessa sezione c'è anche l'altra ammissione: i numeri degli altri modelli "are from OpenRouter i.e., there almost certainly is bias here". E il confronto sui workflow, quello da cui viene il claim di 193,6 volte più veloce, è accompagnato da una riga che molti riassunti hanno tagliato: "we expect that these are on the higher end of real world gains".
Va detto che questa onestà è rara in un lancio, ed è la ragione per cui vale la pena prendere sul serio il resto. Una verifica indipendente, per ora, è quella di Mike Taylor su Every: 37 documenti con 21 domande in parallelo processati in meno di 0,7 secondi per circa un quarto di centesimo, e sei difetti trovati su sette inseriti apposta. La sua conclusione è la stessa che scriverei io: "I'd want a more thorough accuracy check before putting it into production."
Cosa cambia per chi sviluppa
Non molto, domani mattina: il modello è in early access con lista d'attesa. Ma la direzione merita attenzione, perché è l'opposto di quella dominante.
Da due anni la corsa è verso modelli che ragionano di più e più a lungo, e su cosa succeda davvero dentro quel ragionamento la ricerca è piena di sorprese. TypeSafe va nella direzione contraria: niente ragionamento visibile, niente testo, una decisione tipizzata in meno di mezzo secondo. Chiamandoli "System One" evoca la mente veloce di Kahneman, anche se nel loro annuncio Kahneman non è mai citato: è una lettura mia, non loro.
Il punto pratico è dove un modello così serve. Non a scrivere la funzione: a decidere. Instradare un ticket, classificare un errore, valutare se un cambiamento tocca una zona critica, scegliere quale test far girare per primo. Sono i punti in cui oggi si mette un LLM grande dentro un if, pagandolo in secondi di latenza e in token, e prendendosi in cambio una risposta che a volte non sta nemmeno nel formato richiesto.
È anche il lato giusto del problema. Il collo di bottiglia dello sviluppo con l'AI si è spostato sulla verifica: scrivere è diventato velocissimo, controllare no. Un modello che costa un quarto di centesimo e risponde in 300 millisecondi non ti aiuta a scrivere di più. Può aiutarti a smistare, filtrare e dare priorità a quello che è già stato scritto, che è esattamente il lavoro che si è ingolfato.
Cosa non cambia
Non è "la fine dell'RLHF". I modelli che usi ogni giorno per programmare sono addestrati così, restano i più capaci su quel mestiere, e nessuno qui propone di sostituirli: Jev non scriverebbe nemmeno una riga di codice.
E non è nemmeno la fine delle allucinazioni. Un modello che sceglie fra opzioni predefinite sposta il problema, non lo elimina: la scelta può essere sbagliata, e la probabilità che ti restituisce è affidabile quanto la calibrazione del modello, che al momento nessuno ha verificato dall'esterno.
Quello che resta, e che secondo me è la parte più interessante della giornata, è l'argomento. Uno dei quattro nomi in cima al paper che ha creato l'assistente conversazionale sostiene che quel modo di addestrare ci ha dato modelli bravissimi a piacerci e mediocri nel dire "non lo so". Sull'analisi ha ragione. Sulla soluzione, per adesso, abbiamo un listino prezzi, qualche demo e una nota che dice che lo zero non è misurato.
Fonti:
- TypeSafe AI — Introducing System One Models and Jev (15 settembre 2026)
- Business Wire — TypeSafe AI Emerges From Stealth With $40M in Funding
- Ouyang, Wu, Jiang, Almeida et al. — Training language models to follow instructions with human feedback (arXiv 2203.02155)
- Mike Taylor, Every — Mini-Vibe Check: TypeSafe's Jev Judged Everything I've Written in 0.7 Seconds
- Diogo Almeida su X (@CompleteSkeptic)