Venerdì sarò al Coderful di Catania. Quello che spero di trovare dopo l'AI Week
12 giugno, Aci Castello, edizione AI. Tredici talk, tra cui Salvatore Sanfilippo che ha creato Redis. Dopo Milano voglio sentire qualcuno che il codice lo scrive davvero — e poi prendere un treno per la Sicilia.
Alessandro Saiani
Human in the Loop

Tre settimane fa ero a Rho per AI Week. Ne ero tornato con la borsa piena di brochure, una manciata di contatti utili e una sensazione che mi è rimasta addosso più a lungo del previsto: avevo cercato il come e avevo trovato soprattutto il cosa. Non è una critica all'evento — era ben organizzato, e per chi sta costruendo la sua mappa dell'AI funziona benissimo. È un appunto su me stesso e su dove mi trovo, oggi, nel rapporto con questi strumenti.
Venerdì 12 giugno provo a Catania. Si chiama Coderful, edizione 2026, ed è dedicato all'AI. La differenza rispetto a Milano la sento già dal programma: meno palchi, meno keynote, più mestiere. E almeno un nome che, per chiunque abbia scritto codice negli ultimi vent'anni, vale da solo il viaggio.
Cos'è Coderful 2026
Coderful è una conferenza tecnica per sviluppatori. L'edizione di quest'anno si tiene venerdì 12 giugno al Four Points by Sheraton di Aci Castello, in provincia di Catania, in via Antonello Da Messina 45. Il tema è l'AI applicata allo sviluppo software: tredici talk, quattordici speaker, una giornata sola.
I numeri sono lontani anni luce da quelli di AI Week, ed è esattamente il punto. Non c'è un Connection Hub con 3.500 incontri B2B, non ci sono 17 palchi in parallelo, non c'è un'area expo da percorrere con la mappa in mano. C'è una sala, una scaletta, persone che si conoscono per nome e talk che durano abbastanza per arrivare a un'idea concreta.
È un formato che esiste da anni nella tradizione delle conferenze dev — pensa a una qualsiasi conferenza di community in Europa, dal mondo Ruby a quello Go a quello Rust. Solo che qui è in Sicilia, e quasi sempre quando si parla di conferenze tech in Italia si finisce per parlare di Milano.
Il motivo principale per andarci
Tra gli speaker confermati c'è Salvatore Sanfilippo, in arte antirez. Per chi non conoscesse il nome — caso raro, ma capita — Sanfilippo è la persona che nel 2009 ha scritto Redis, il key-value store in memoria che oggi gira praticamente sotto a tutto: cache, code, rate limiting, session storage, pub/sub. Se hai mai scritto un backend serio, hai toccato Redis, anche solo di striscio.
Sanfilippo è uno di quei dev che ha attraversato un'epoca intera del software. Ha scritto Redis in C da solo, l'ha mantenuto per oltre un decennio come BDFL, si è ritirato dal progetto, e poi nel 2024 è tornato in azienda — non come manager, come Developer & AI Expert. È tornato per lavorare su vector search e AI dentro Redis. È esattamente l'opposto della traiettoria di carriera "uscire dal codice il prima possibile" che vediamo ovunque.
Non l'ho mai sentito parlare dal vivo. So che scrive benissimo — i suoi post sul blog personale sono una scuola di scrittura tecnica — ma non so come parla. È una di quelle cose che vale la pena verificare di persona.
Il punto, comunque, è semplice: è una persona che il codice lo scrive da venticinque anni e che oggi parla di AI partendo da lì, non partendo da una slide con una freccia in salita. È esattamente il tipo di voce che a Milano ho cercato e non sempre ho trovato.
Gli altri talk che mi interessano
Non vado solo per antirez. Ci sono altri due nomi che mi hanno fatto segnare la data.
Alberto Massidda, Senior SRE in NVIDIA, parlerà di come l'AI può aiutare gli sviluppatori a evitare errori nel system design. È un taglio che mi piace: non "l'AI sostituirà il system designer", ma "l'AI come strumento che individua i tuoi assunti rischiosi prima che diventino incidenti". È il livello operativo che cerco — quello che proviamo a tenere anche in pezzi come red teaming del coding agentico, dove il punto non è la promessa ma la procedura.
Simone Scardapane è associate professor alla Sapienza e farà un talk sulla automatic differentiation. Sembra il pezzo più teorico della giornata, e infatti lo è — ma è esattamente il tipo di fondamento che fa la differenza tra usare un framework di deep learning come una scatola nera e capire perché ogni tanto si rompe. È un investimento di un'ora che ne ripaga molte.
Gli altri talk del programma li scoprirò sul posto. Ne ho un'idea generale dal sito di Coderful, ma non voglio arrivarci con tutto pianificato. Una conferenza piccola si gusta anche così, lasciando spazio alle sorprese.
Perché Coderful sembra di un'altra natura
Torno un attimo al confronto con AI Week, perché è il filo che tiene insieme questo pezzo. A Milano c'erano tante sessioni del tipo "chi siamo e cosa abbiamo fatto". Aziende che raccontavano il proprio caso, founder che presentavano la propria visione, panel su "il futuro del lavoro con l'AI". Tutto legittimo, e per molti partecipanti era esattamente il contenuto giusto.
Quello che a me serviva di più, e che ho trovato meno, era il come. Come avete gestito il rollback quando l'agente ha rotto la produzione. Come scrivete le evals che vi servono davvero. Quanto costa, in token, un workflow che pensavate fosse efficiente. È lo stesso tipo di domande che mi sono fatto scrivendo del problema dell'AI sopra un workflow rotto o dei subagent e quando ha senso dividere.
È una differenza culturale che noto da tempo tra il mondo italiano e quello anglosassone. Sul blog di Anthropic engineering, o nei paper che escono ogni mese da DeepMind e dai vari laboratori, c'è una pratica diffusa di show your work: ecco cosa abbiamo fatto, ecco perché non ha funzionato, ecco i numeri prima e dopo. Da noi, spesso, ci si ferma un passo prima — alla narrazione del risultato, senza il dietro le quinte.
Coderful, dal programma e dalla composizione degli speaker, sembra muoversi in quella direzione. Sanfilippo non viene a raccontarti la vision di Redis: viene a parlare di vector search, che è una cosa con cui o ti sporchi le mani o non funziona. Massidda è un SRE, mestiere che esiste solo se sai mostrare cosa hai aggiustato. Scardapane è un accademico che spiega derivate al posto di prometterti il futuro.
Spero. Non garantisco. Magari arrivo lì e il programma reale è diverso dall'idea che mi sono fatto. Ma il segnale è quello, e dopo tre settimane di rumore di fondo è un segnale che ho voglia di seguire.
Perché vale la pena prendere un treno per la Sicilia
C'è anche un'altra ragione, meno tecnica ma per me importante. Andare a Catania per una conferenza tecnica racconta qualcosa di buono sull'Italia del codice.
Catania non è un'eccezione folkloristica. È un polo tecnologico vero. STMicroelectronics ha lì una delle sue sedi più importanti al mondo per la progettazione di semiconduttori, con oltre 4.500 dipendenti. Intorno a quel nucleo si sono insediati negli anni centri di ricerca e innovazione di multinazionali come TIM, ENEL e Huawei. C'è un tessuto di startup che cresce intorno all'università, un Etna Valley che esiste da prima che la parola "ecosistema" diventasse una buzzword da pitch deck. Esiste una scena tech italiana fuori dall'asse Milano-Torino-Bologna, ed è una scena che spesso non si racconta perché non ha un ufficio stampa che lo faccia per lei.
Andare in Sicilia per una conferenza tecnica significa, in piccolo, riconoscere quel tessuto. Significa che la geografia del lavoro intellettuale in Italia non coincide più con la geografia delle redazioni di settore. È un gesto culturale prima ancora che logistico, e a me sembra un gesto che vale la pena di fare almeno una volta all'anno.
Se poi ci si abbina una giornata di mare, un giro sull'Etna o una cena seria, tanto meglio. Le conferenze migliori della mia vita sono finite quasi sempre intorno a un tavolo, dopo l'orario ufficiale.
Ci sono il 12, se ci sei scrivimi
Sarò a Coderful tutto venerdì 12 giugno. Arrivo il giovedì sera, riparto il sabato — sì, mi prendo anche il sabato. Non capita spesso di essere in Sicilia, e una conferenza è una scusa buona come un'altra per fermarsi un giorno in più.
Se anche tu sei lì, scrivimi: due chiacchiere e un caffè, o un'arancina, visto che siamo in Sicilia e il dibattito su come si chiami è di per sé un talk a parte. Le conversazioni informali a margine sono spesso la parte migliore di queste giornate — vale per le conferenze grandi, vale ancora di più per quelle piccole.
E se Coderful non sarà quello che spero, lo scriverò. È il patto che cerco di tenere su questo blog: andare, guardare, raccontare cosa ho trovato davvero — non cosa speravo di trovare. Per ora, il segnale dal programma è buono. Il resto si vede di persona.